emilio guastoni e la cintura autogonfiabile Boeo

Emilio Guastoni

Ricercatore per un grande gruppo industriale negli anni ’60.
Progettista macchine ed impianti per l’industria chimica.
Inventore di un dispositivo semplice e poco costoso per il “nuoto in sicurezza”.

La sicurezza in acqua è la mia “mission”.

Mi chiamo Emilio Guastoni, da ragazzo, durante le vacanze scolastiche nelle afose estati della zona collinare della Brianza, assieme ai coetanei piu’ vivaci, cercavo sollievo al caldo in canali, laghetti e stagni che si formavano in cave di argilla abbandonate. Pertanto si tornava a casa con tracce giallognole sul corpo ed era difficile nascondere ai genitori che avevamo passato ore ed ore tra ranocchie e salamandre a sguazzare in fangose nonché remote pozzanghere.
Si incorreva inoltre in severi rimproveri da parte dei genitori ma la tentazione di quelle avventure acquatiche era irresistibile anche se si sentiva parlare di annegamenti avvenuti proprio in quelle circostanze.
Poi crescendo si allargavano gli orizzonti, infatti in bicicletta raggiungevo laghi piu’ grandi; spesso facevo traversate di qualche chilometro ma, lontano dal lido da cui partivo affioravano le paure per racconti di correnti, gorghi o alghe per cui erano vittime anche per abili nuotatori.
A meta’ percorso, pensavo che l’acqua mi arrivasse alla bocca e che sarebbe bastato un piccolo moto ondoso, o un affanno, o un crampo, per essere aggrediti dal panico e non potere piu’ respirare!  Eppure ci doveva essere un modo per dare un poco di galleggiamento in piu’ in situazioni di emergenza. 
Nel corso di anni il mio pensiero tornava a questo tema finché nel 78 ho ideato e brevettato un  salvagente autogonfiabile tascabile, che poteva stare in una mano, costituito da un sacchetto tubolare di plastica azionato da una bomboletta di accendino che, rilasciando il gas,  si gonfiava con un volume di 4 o 5 litri, e sviluppava attorno al torace seguendo una cordicella di nailon.
Il dispositivo funzionava bene ed era incredibilmente piccolo, percio’ ho speso un po’ di soldi per ottenere un brevetto, ignorando che il 98 % dei brevetti non ottiene alcun successo specie se non viene sostenuto da ingenti risorse per pubblicità e commercializzazione. Era un oggetto monouso, percio’ ho cercato altre soluzioni,  ma era comunque un problema difficile da  risolvere per alti costi di produzione e spese proibitive di pubblicita’.Oggi con nuovi materiali e con i “social media” è possibile diffondere una idea o un prodotto molto più agevolmente, sebbene bisogni affrontare i mercati con una “visione globalizzata”. Cosi’ ho sviluppato un sistema semplice, rispettoso dell’ambiente, intuitivo, utilizzabile molte volte con bassi costi che potrebbe essere utile anche in paesi poveri. Tale dispositivo  comunque richiede un minimo di abilita’ manuale e di consapevolezza.
Questo tutto sommato non e’ un male! (contro l’ idiocrazia e l’omologazione dell’intelligenza)